lunedì 10 settembre 2012

Tra conservazione dell'esistente e rendite di posizione si concludono le interviste 2012

Le differenze quando dovrebbero esserci non ci sono e quando non dovrebbero esserci ci sono. Tutto e il contrario di tutto. L'ultima serata del ciclo delle "interviste di rilievo", molto partecipata, è un pò la rappresentazione allo specchio di questo concetto: Raffaele Fitto e Nicola Latorre, rispettivamente già ministro dell'ultimo governo di destra e senatore del partito democratico, ospiti di grido del consigliere regionale pidiellino Ignazio Zullo "non marcano le differenze" e cercano "assonanze". Ebbene dopo anni a marcare il territorio dicendo e adducendo tutto ciò che era udibile gli schieramenti si fondono e i rispettivi rappresentanti parlano la stessa lingua. Ma perché, si chiede il "popolo sovrano"? O forse sarebbe giusto chiedersi perché adesso? Qualche malizioso pensa che adesso come non mai tutti, o quasi tutti, devono remare dalla stessa parte semplicemente per non scomparire, Semplicemente perché il verdetto di vent'anni di politica è stato depositato: coloro che hanno retto la seconda Repubblica hanno fallito. E adesso che le leccornie sono finite, o meglio stanno finendo, nessuno ha intenzione di lasciare la tovaglia. E allora invece di continuare a tirarla da tutti i lati e marcare le differenze, stanno trovando, e ce ne sono certamente, i motivi che li accomunano per salvare la tovaglia e quel poco che ancora rimane. Quello stesso popolo sovrano, che a volte la Storia ha consegnato a ruolo di protagonista e troppe volte ha relegato a ruolo di gregario, oggi dovrebbe ribellarsi a questo stato di cose e non accettare che coloro che guerreggiavano ieri oggi guidano gaudenti il carretto del Paese, in barba alle differenze ideologiche che devono esserci, altrimenti che si fondessero in un'unicum innominabile, ma ben identificabile. Cassano, del resto, ha anticipato già diversi anni fa quello che a Roma hanno pensato di fare soltanto ai nostri giorni. La Storia insegna che durante le emergenze le differenze non si accentuano, ma certamente non svaniscono. Le idee non possono subire la dittatura dei numeri.

10.09.2012
Vito Stano

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