sabato 16 marzo 2013

Confisca beni mafia 100 milioni a Gravina. La Puglia presente a Firenze


Il clima non lascia spazio alla primavera, marzo si sa è pazzerello e difatti la nella serata di ieri la provincia di Bari ha avuto la sorpresa di qualche fiocco di neve fuori tempo. Ma la primavera non è soltanto meteorologica: oggi 16 a Firenze circa 150mila cittadini hanno risposto alla chiamata della rete di Libera che da diciotto anni si dà appuntamento per ricordare tutte le 900 vittime innocenti di mafia. Questa è la primavera della legalità. Dalla Puglia e dalla provincia di Bari sono partiti numerosi autobus a testimonianza di quanto è sentita la lotta alle mafie dai cittadini pugliesi. Qualche esempio per comprendere la situazione pugliese la dà la notizia dell'operazione portata a termine della magistratura e dalle forze dell'ordine, che ha visto la confisca beni mobili ed immobili a Gravina in Puglia.

In applicazione della normativa antimafia sulle misure di prevenzione patrimoniale (il cosiddetto «Pacchetto sicurezza») nella mattinata di ieri i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un provvedimento di confisca di beni mobili ed immobili – emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari (collegio Presidente La Malfa - Marrone - Mattiace), su richiesta della Procura della Repubblica di Bari nei confronti di un pluripregiudicato, nelle more deceduto, di Gravina, con precedenti penali per omicidio, estorsione, rapina e associazione per delinquere di tipo mafioso, ritenuto affiliato al clan Mangione-Gigante-Matera, attivo in Gravina in Puglia e zone limitrofe.

I sigilli sono stati apposti ai seguenti beni riconducibili allo stesso ed a suoi congiunti, direttamente o attraverso prestanomi: 153 unità immobiliari (96 appartamenti e 57 locali commerciali, garage e magazzini) ubicati a Gravina in Puglia, Altamura, Turi, Casamassima, Bari, Gallarate (VA), Monfalcone (GO) e Corigliano Calabro (CS); 6 società di capitali costituite da imprese edilizie; 39 terreni ubicati ad Altamura, Gravina in Puglia, Turi e Casamassima; 26 rapporti bancari, il tutto per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro.

Quella di Gravina è un’organizzazione malavitosa di stampo mafioso, fortemente radicata sul territorio, capace non solo di resistere ai continui arresti operati dalle forze dell’ordine nel corso degli anni (si ricorderanno su tutte le operazioni antimafia Gravina e Canto del Cigno), ma anche di disporre di ingenti quantitativi di denaro che vengono riciclati attraverso società finanziarie o società edilizie costituite appositamente o attraverso l’acquisto di lussuosi beni mobili e di prestigiosi immobili. Un patrimonio che la Procura di Bari e la Sezione Misure di Prevenzione stanno continuamente «attaccando» nella convinzione che proprio la sottrazione dei beni ai clan malavitosi possa produrre i maggiori risultati sul piano della lotta antimafia.

L’indagine patrimoniale, avviata nel settembre del 2010, ha consentito ai Carabinieri, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di appurare che il tenore di vita e il patrimonio nella disponibilità del pluripregiudicato gravinese erano troppo sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati: con il provvedimento di confisca, il Tribunale ha ritenuto che si tratta di ingenti introiti derivanti da attività illecite che venivano riciclati e reinvestiti attraverso pseudo attività lecite.

L’inchiesta, nel suo sviluppo, ha già consentito nel 2011 e 2012 di eseguire altre ordinanze di sequestro per la successiva confisca di beni: febbraio 2011, si arriva al primo sequestro preventivo, più consistente: 98 unità immobiliari, quattro società, tre auto di grossa cilindrata e otto conti correnti per un valore complessivo di 30 milioni di euro; ottobre 2011 un altro sequestro a Bari e Turi: beni non direttamente intestati a lui, ma a persone di fiducia, attraverso la costituzione di due società edilizie che stavano reinvestendo gli utili; dell’attività illecita, immobili, conti correnti, per un valore complessivo di 20 milioni di euro gennaio 2012 altri beni per un valore di 2,5 milioni di euro consistenti in  24 unità immobiliari nel comune di Turi in fase di ultimazione ed un libretto di deposito; giugno 2012 un altro sequestro a Turi: una società con relativo complesso aziendale composto da 79 immobili per un valore di 15 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di oltre 65 milioni di euro.

Una cronologia che ha permesso agli investigatori e all’A.G. di considerare l’attività criminale dell’organizzazione non solo ancora molto attiva sul territorio, ma con unavivacementalità imprenditoriale che non conosce crisi di mercato, ma soprattutto non conosce crisi di liquidità. Società edilizie che dovendo riciclare denarosporco” sono in grado di competere sul mercato immobiliare a prezzi concorrenziali rispetto agli imprenditori edili onesti.

Grazie all’impegno ed alla professionalità dell’amministrazione giudiziaria, coordinata dal dott. Gianpaolo Pulieri, che ha cooperato costantemente con il Tribunale di Bari, le aziende edilizie sequestrate sono rimaste attive durante il sequestro così consentendo, non solo  il mantenimento dei posti di lavoro, ma anche nuove assunzioni, l’ultimazione degli immobili in corso di costruzione e la consegna delle abitazioni ai privati cittadini che già avevano sottoscritto dei preliminari di acquisto. Sono stati inoltre venduti ulteriori immobili. In tal modo si è pervenuti alla confisca di tutto il denaro ricavato dalle vendite ed è stato incrementato il patrimonio sequestrato con l’acquisto di una ulteriore intera palazzina.

L’indagine patrimoniale si inquadra in una ampia attività di contrasto alla locale criminalità organizzata che, nel solco degli indirizzi che provengono in tal senso dal Tribunale, Sezione Misure di Prevenzione, e dalla Procura della Repubblica di Bari, è rivolta soprattutto ad aggredire i patrimoni illecitamente acquisiti.

Il contrasto ai patrimoni illeciti diventa così uno dei mezzi, forse il più importante, per un serio contrasto all’attività delinquenziale. Privando i clan delle risorse economiche si riesce a depotenziare la loro capacità criminale più di quanto possa fare la detenzione in carcere. Le ingenti somme a disposizione, infatti, permettono ai capi clan non solo di reinventarsi come imprenditori che finiscono poi per  agire sul mercato con spregiudicatezza a scapito dei veri imprenditori onesti. Il sequestro e la confisca in oggetto hanno riportato trasparenza e legalità nel mercato e piena fiducia dei cittadini onesti nell’operato della magistratura e forze dell’ordine.

16.03.2013
Vito Stano

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